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FOLCO QUILICI

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Libreria Mondadori Lovere

PROGETTI PER LA SCUOLA  
   

FOLCO QUILICI

SABATO 3 OTTOBRE

LIBECCIO
Un Uomo che porta il nome di un vento
alla ricerca della libertà


PARTECIPANTI    Folco Quilici,Documentarista, giornalista e scrittore
                                      Toni Secchi, Direttore della Fotografia
                                      Paolo Costa, Documentarista di Geo & Geo
                                      Mimma Forlani, Giornalista e scrittrice
                                      Aldo Avogadri, Presidente Museo delle Scienze di Lovere
                                      emittenti Televisive locali


PROGRAMMA

Breve introduzione

Proiezione di un Documentario Naturalistico, un incontro con un Mondo sempre più in pericolo da salvaguardare osservando la Vita dei popoli primitivi, che ci insegnano ad amare e rispettare la natura

Presentazione del libro Libeccio, una grande fuga al di là dell'Oceano, un'avventura attraverso tutta l'America e attraverso un sogno di felicità e libertà

Interventi degli ospiti, giornalisti e docenti


INCONTRO CON LE SCUOLE
Cinema Teatro Crystal ORE 10
Ore 12 Rientro nei vari Istituti Scolastici

INCONTRO SERALE
Villa Milesi ORE  20.30
Mostra Fotografica di Toni Secchi.
Seguirà Buffet d’Autore
All’incontro sono vivamente invitati i genitori degli alunni

 

Motivare la scelta di Folco Quilici in quattro parole è un’impresa ardua.
Stavamo cercando ardentemente un personaggio che potesse racchiudere valori, cultura, tradizione  e, perché no, storia in un solo contenitore; avevamo bisogno anche che lo stesso fosse sufficientemente coraggioso, capace di comunicare ai nostri ragazzi il valore indispensabile e l’approccio che ogni uomo dovrebbe avere verso il conquistarsi le cose con perseveranza e, al tempo stesso, con quel pizzico  di anarchia che sicuramente aiuta i ragazzi ad identificarsi e a percepire al meglio il messaggio dell’autore.

Tutti sanno del suo grandissimo rispetto verso l’ambiente, che ha fotografato, documentato e approfondito in tutte le sue forme e in tutte le sue forze più possenti, nella qualità di documentarista e regista, con quel mezzo che solo l’immagine può esprime perché capace di offrire lo spettacolo della natura e della vita che essa stessa contiene, attraverso la sola sua stessa espressione silenziosa.

Non Vi nascondiamo che un altro elemento che riteniamo di grande valore è la sua età; sufficientemente matura a dimostrazione di un passaggio degli ultimi 70 anni che, per mille sfaccettature evidenti, ha potuto esprimere il cambiamento climatico,  non solo del Pianeta ma anche dell’uomo che lo occupa e, in particolar modo, la trasformazione che l’uomo stesso ha attuato dentro di sé in questo breve tempo.
Una riflessione indispensabile è comprendere che tutto ciò è avvenuto in uno spazio molto ravvicinato, un tempo identificato nella vita di un solo uomo, ma nonostante ciò capace di stravolgere completamente gli equilibri degli stessi, invertendo e stravolgendo l’ordine naturale.

 Speriamo di fare cosa gradita depositare a terra un mattone di questa portata che possa. insieme ad altri a seguire, edificare un contenitore atto a offrire ai nostri ragazzi spunti di pensiero e perle di saggezza, di supporto alla loro crescita.

 

Folco Quilici, nato a Ferrara nel 1930, è noto al grande pubblico soprattutto per i suoi documentari di carattere ambientale, realizzati a cavallo fra gli anni Cinquanta e gli anni Novanta: Sesto continente, L’ultimo paradiso (“Orso d’argento” per il miglior documentario al festival di Berlino del 1957), Oceano (premio “David Donatello” per la regia nel 1972), Fratello mare, Cacciatori di navi..., oltre che per i programmi televisivi trasmessi dalla Rai a partire dalla fine degli anni Sessanta: Alla scoperta dell’India (1966-68), Islam (1976-70), L’alba dell’uomo (1970-74), Mediterraneo (1972-76), Festa barocca (1982), Geo (1985).
Un po’ meno noto, purtroppo (ma i motivi del rammarico non sono certamente a suo carico) per le pubblicazioni editoriali, l’ultima delle quali, Libeccio (Mondadori, 2008), meriterebbe ben altro spazio per una degna recensione. Un libro in cui «partendo da una storia vera che lo riguarda molto da vicino, Folco Quilici racconta una grande fuga al di là dell'Oceano, un'avventura attraverso tutta l'America e attraverso un sogno di felicità, e insieme traccia un ritratto vivacissimo, pungente, saporito di una famiglia italiana. E irride vizi e debolezze, rendendo giustizia alla grandezza di chi, allora e sempre, sa mettere in gioco la propria vita e la propria stessa identità nel nome della libertà».
Ma già i nomi dei protagonisti sarebbero più che sufficienti per rendere l’idea. I tre giovani anarchici, infatti, «cancellano i loro nomi di battesimo e scelgono di chiamarsi come i venti più impetuosi: Libeccio, Grecale e Maestrale» e, quindi, «insieme affronteranno un mondo sconosciuto, dovranno superare ostacoli imprevisti, vivranno situazioni emozionanti ma anche drammatiche...».

Ma Folco Quilici è tornato di attualità anche alle pendici dell’Adamello grazie alla recente biografia di Toni Secchi (curata da Vladimir Clementi), laddove emergono ricordi un po’ “boccacceschi”, come quando, in Africa, lo stesso Toni Secchi trasformerà la camera d’albergo «in una sorta di garçonnière mentre il suo assistente operatore, dopo che i due hanno segato le inferriate per consentire il passaggio delle... ospiti, «si divertiva a sparare fotografie...».

E quando  Folco Quilici, «che invece era un po’ “santo”... vedeva ’sti lampi di flash, sentiva tutti quei rumori, e diceva: “Ma cosa fate voi la notte invece di dormire?”. “Orco cane, Folco, tutti i provini di questa macchina nuova, ci perdiamo le notti...”. “Ah, bravi ragazzi, bravi...”».

La «macchina nuova», perché in Africa, nel Ciad, Quilici ed il suo direttore della fotografia, Secchi, avranno anche la ventura di sperimentare una macchina da presa che «usava la pellicola normale, ma posizionata in maniera orizzontale; come qualità era una meraviglia –! è sempre Secchi, che racconta – Solo che la macchina, con due chassis da 300 metri messi in orizzontale, sembrava un aeroplano! Era scomoda da muovere, anche se tecnicamente perfetta...».


Ps:  Folco Quilici e Toni Secchi (che abita ormai stabilmente a Pontedilegno da quando ha lasciato il cinema, negli anni Settanta), dopo essersi rimessi in contatto nello scorso inverno, attendono quindi di potersi abbracciare sulle sponde del lago d’Iseo!

 

Nella foto, da sinistra:
L’assistente di Toni Secchi, Toni Secchi e Folco Quilici, in Ciad per girare il film-documentario I mille fuochi, verso la fine degli anni Cinquanta, mentre provano la nuova macchina da presa con pellicola orizzontale, inventata da Giovanni Ventimiglia.

 

 

 
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